
EDIZIONE NARRATIVA
Il Mondo che non c’è
Nel 2500, un gruppo di persone immagina un futuro senza confini e disuguaglianze.
IL ROMANZO · EDIZIONE NARRATIVA
Nel 2500, una scossa a Porretta apre una storia di persone, lavoro e scelte civiche. Il futuro comincia da una domanda condivisa.

Nel 2500, una piccola scossa attraversa Porretta. Per Elena è soltanto l’inizio di una giornata di lavoro: una chiamata, una bambina in attesa di cure, una regola che non funziona come dovrebbe.
Negli anni che seguono, Elena, Andrea, Nala e Marta si trovano davanti a una domanda sempre più difficile: come si possono affrontare problemi che attraversano ogni confine senza consegnare tutto il potere a un’unica istituzione?
Tra crisi, dissensi, documenti e scelte civiche prende forma un futuro possibile. Non perfetto e non inevitabile, ma abbastanza concreto da meritare di essere immaginato.
Una storia di persone, di lavoro, di luoghi reali, di idee e di incontri che mostrano come un altro mondo sia possibile, anche se oggi ancora non c’è.
Dalla quarta di copertina dell’edizione narrativa.
17 APRILE 2500
Elena aprì la finestra. Porretta dormiva ancora.
La prima luce scendeva lungo i fianchi delle montagne e raggiungeva il fondovalle, dove il Reno continuava a seguire il suo corso tra le case. Cinquecento anni avevano cambiato quasi tutto, ma non erano riusciti a cambiare il profilo dell’Appennino.
Elena inspirò profondamente. Le piaceva quell’ora, prima delle voci, prima dei collegamenti, prima che i piccoli mezzi silenziosi cominciassero a muoversi per le strade. Per qualche minuto il paese sembrava appartenere soltanto al fiume e alle montagne.
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EDIZIONE NARRATIVA
Nel 2500, un gruppo di persone immagina un futuro senza confini e disuguaglianze.

Edizione romanzo
Un viaggio tra incontri, scelte e speranze per cambiare il mondo.
Prezzi, disponibilità e formati sono indicati nelle pagine di vendita. Gli acquisti avvengono sui siti esterni.
Luoghi reali e comunità immaginate nel 2500: un viaggio attraverso le persone, il lavoro e le domande della storia.

Il paese da cui prende avvio la storia di Elena. L’acqua, gli incontri e la vita quotidiana dell’Appennino diventano il punto di partenza di domande che attraversano il mondo.

La scuola dell’infanzia e la comunità richiamano il valore della cura e dei servizi vicini alle persone. Un luogo dove le scelte collettive toccano la vita di ogni giorno.

Il lago e la diga portano nel racconto il paesaggio dell’Appennino. L’acqua lega il territorio alle domande su ambiente, risorse e responsabilità condivise.
PORRETTA TERME · IL MERCATO DEL SABATO
Nel capitolo 24, Chiara accompagna Mariama a Porretta di sabato. Il mercato cambia il volto del centro: fra incontri, pasta fresca e gesti tramandati, la ragazza scopre una comunità che continua a riconoscersi nelle proprie abitudini.
Nel futuro del romanzo, le mani che tirano la sfoglia e chiudono i tortellini conservano un sapere vivo. Il mercato diventa un luogo dove conoscere gli altri, scambiare e sentirsi parte del paese.
I sapori incontrati nel romanzo«Ci era già stata, ma non di sabato. Che cosa cambiava? Chiara sorrise: lo avrebbe visto.»
Capitolo 24 · Diciassette persone e una parola comune
La ricerca nell’archivio civico riporta alla luce le tracce del lavoro e dei trasferimenti. La memoria di una famiglia incontra quella della città.
Meccanica agricola, ricerca e storia industriale accompagnano il confronto sul futuro del lavoro. Dietro ogni trasformazione ci sono persone, salari e famiglie.
È il mondo delle officine di Andrea e Livia Ferri. Qui la riconversione industriale diventa una discussione concreta fra lavoratori, mentre la musica trova la propria voce.
L’emergenza nel golfo porta Elena e Marta fra soccorsi, famiglie e attività da proteggere. La città mostra quanto contino il coordinamento e la solidarietà.
Le alture e il santuario di San Michele accolgono chi cerca riparo dalla costa. Nel momento della paura, la comunità diventa un luogo di protezione.
La Casa Sollievo della Sofferenza entra nella storia attraverso il lavoro di Marta. Curare significa anche accompagnare, ascoltare e dare risposte alle famiglie.
L’area archeologica custodisce la memoria di una città e delle persone che l’hanno abitata. Il passato aiuta i protagonisti a interrogarsi su ciò che un territorio conserva.
Una comunità immaginata nel futuro, al centro della missione di Elena e Marta. L’accesso all’acqua rende concrete le domande sulla giustizia e sui bisogni essenziali.
Da qui Amina contribuisce ai progetti di cooperazione. La sua voce porta nel confronto l’esperienza africana e la necessità di costruire insieme.
Il lavoro di Marcus sulle istituzioni federali lega la città al dibattito su regole, potere e responsabilità democratica.
Da Amman Tariq segue le infrastrutture condivise. Acqua, energia e servizi diventano occasioni per collaborare oltre i confini.
La città ospita il confronto con la Federazione Asiatica. Fra architetture storiche e futuro immaginato, i protagonisti discutono cooperazione e fiducia.
Le isole e le comunità oceaniche allargano lo sguardo del romanzo. Ambiente, mare e migrazioni mostrano quanto siano legate le vite di territori lontani.
Le descrizioni raccontano il ruolo dei luoghi nell’opera di finzione. Le fotografie mostrano i paesaggi e i luoghi dei materiali del libro, non il loro aspetto nel 2500.
Quattro sapori attraversano il racconto: piccoli gesti di casa, amicizia e condivisione.
Immagine: Dino CorsiniPORRETTA TERME
Un dolce legato alla memoria del paese e al piacere di ritrovare il sapore di casa.
Scopri la tradizione«Elena aprì il proprio tortino e sentì il profumo del limone.»
Capitolo 10 · Il sapore di casa e il richiamo del golfo
Dino Corsini
Immagine: Turismo in PianuraTRADIZIONE EMILIANA
La pasta fatta a mano diventa un incontro fra generazioni e culture: gesti antichi che conservano il loro valore nel futuro.
Scopri la tradizione«Eppure lì alcune persone continuavano a tirare la sfoglia e chiudere piccoli tortellini con le dita.»
Capitolo 24 · Diciassette persone e una parola comune
Turismo in Pianura · Città metropolitana di Bologna
Immagine: DeCo BolognaIMOLA
La girella salata e sfogliata accompagna una pausa dopo la visita agli archivi e all’autodromo. Una piccola condivisione rende il luogo parte dell’amicizia.
Scopri la tradizione«Marta scelse una ricciola: una girella salata, sfogliata, con rosmarino.»
Capitolo 9 · La città delle tracce
Turismo Area Imolese
Immagine: PAT PugliaMONTE SANT’ANGELO
Nel forno antico, una pagnotta ancora tiepida racconta il tempo, la pazienza e una ricetta passata di mano in mano.
Scopri la tradizione«Marta ed Elena entrarono e comprarono una grande pagnotta ancora tiepida.»
Capitolo 11 · I nomi, la memoria e il pane
Ente Parco Nazionale del Gargano
Fabbriche, officine, campi, ospedali e piccoli forni raccontano competenze, dignità e responsabilità.
Nel futuro immaginato, il lavoro continua a legare le persone ai luoghi. La memoria industriale di Imola e Modena incontra le domande su ciò che produrre significherà domani.
MEMORIA E FUTURO
Escavatori, fotografie e testimonianze conservano la memoria degli operai. La storia industriale diventa una ricerca sulle persone che l’hanno vissuta.
Nel romanzo: Capitolo 9 · La città delle tracce
Storia aziendale pubblicata da Benati Group.
MEMORIA E FUTURO
La chiusura dello stabilimento e i trasferimenti mostrano come una decisione industriale attraversi la vita delle famiglie. La cartella dei Ferri lega Imola a Modena.
Nel romanzo: Capitolo 9 · La città delle tracce
Il Fatto Quotidiano, 1 giugno 2011: la chiusura dello stabilimento e le prospettive dei lavoratori.
MEMORIA E FUTURO
La memoria dei trasferimenti incontra la meccanica agricola e la ricerca. Il romanzo chiede come distribuire i benefici delle trasformazioni produttive.
Nel romanzo: Capitoli 8–9 · Lavoro, territori e memoria
Gazzetta di Modena, 31 ottobre 2011: i trasferimenti da Imola e le difficoltà dei lavoratori.
MEMORIA E FUTURO
Andrea e Livia portano nel dibattito la voce dei lavoratori e le domande sulla riconversione industriale. Competenze, orari e dignità contano quanto gli impianti.
Nel romanzo: Capitolo 8 · Andrea fuori dalla fabbrica
Il Resto del Carlino: testimonianze di operai, tornitori, fresatori e tecnici che hanno lavorato a Maranello.
La memoria industriale di Imola accompagna il viaggio dei personaggi. Negli archivi del romanzo, fotografie di macchine e lettere di lavoratori raccontano una trasformazione che ha attraversato anche le famiglie.
Il nome Benati affonda le proprie radici nell’officina fondata a Imola da Andrea Benati nel 1887. Nel 1961 Renato Bacchini dà impulso al Gruppo Benati, legato alla produzione di macchine movimento terra. Gli escavatori azzurri diventano parte della memoria industriale del territorio.
La storia prosegue nell’orbita Fiat, attraverso riorganizzazioni e cambi di marchio. Nel 2005 diverse attività del gruppo vengono riunite sotto il marchio New Holland Construction. Nel racconto, alle fotografie delle macchine azzurre si affiancano quelle dei mezzi gialli.
Nel 2011 si chiude l’attività dello stabilimento CNH di Imola. La vicenda continua con gli ammortizzatori sociali e i trasferimenti di lavoratori a Modena, documentati anche negli anni successivi. Per il romanzo, questa storia non è soltanto una successione di date: è il cambiamento degli orari, delle distanze e della vita delle famiglie.
Nell’autunno 2021 l’area viene acquistata da Cuti-Consai. Nel febbraio 2023 le cronache documentano lavori di demolizione e progetti per nuovi servizi legati ai trasporti. La trasformazione del luogo rende ancora più importante conservarne testimonianze e documenti.
Questo approfondimento riguarda la storia reale del territorio. I personaggi e le trasformazioni ambientate nel futuro appartengono alla finzione narrativa.
Elena, Nala e i tecnici affrontano il rapporto fra risorse, territorio e bisogni. Analisi e gestione dell’acqua diventano responsabilità verso le comunità.
Marta passa dagli studi al lavoro sanitario. Soccorrere significa anche accompagnare, ascoltare e dare risposte ai familiari.
Coltivare i campi, riparare e mantenere gli impianti rende possibili i servizi quotidiani. Il sapere pratico continua a contare nel futuro.
Gli archivisti conservano documenti che restituiscono nomi e vicende a chi ha lavorato prima. Una lettera può aprire la storia di una famiglia.
Pescatori, fornai e mani che chiudono tortellini custodiscono il sapere dei territori. Il lavoro attraversa anche i piccoli gesti della vita quotidiana.
«Se avessero raccontato soltanto i trattori, avrebbero perso le persone che li costruivano.»
Il Mondo che non c’è · Capitolo 9
I collegamenti rimandano alla storia e alla realtà dei territori. Le attività e le trasformazioni ambientate nel 2500 appartengono al romanzo e non descrivono programmi delle aziende citate.
Le letture consigliate nel libroFotografie dai materiali del libro.
Seleziona un’immagine per ingrandirla.
IngrandisciIl paese da cui comincia il racconto.
IngrandisciLa scuola dell’infanzia, fotografata dall’autore nel 2026.
IngrandisciL’acqua e il paesaggio dell’Appennino.
EDIZIONE NARRATIVA · 45 SECONDI
La presentazione del romanzo attraverso la copertina e il testo della quarta.
Apri il video separatamenteLA CANZONE DEL ROMANZO
Il video musicale accompagna la storia. Nel romanzo, Andrea Ferri dà voce alla canzone e Marta lo accompagna nel ritornello.
La musica e la voce della registrazione, così come l’immagine del gruppo, sono state realizzate con intelligenza artificiale. I protagonisti appartengono alla finzione narrativa.
Apri il video separatamenteIL MONDO CHE NON C’È
Un viaggio fra i protagonisti e le altre persone del romanzo, accompagnato dalla musica del libro.
Ritratti immaginari e musica realizzati con IA. La fotografia dell’autore è reale.
Apri il video separatamenteIL MONDO CHE NON C’È
Fotografie reali dei luoghi italiani ed esteri, le nazioni e i quattro sapori del racconto. Il carosello conclude il viaggio.
Crediti fotografici nel video. Kijani è immaginaria: la foto mostrata è di contesto africano. Musica, copertina e illustrazioni del carosello realizzate con IA.
Apri il video separatamenteArticoli, segnalazioni e luoghi in cui Il Mondo che non c’è incontra i lettori.
SEGNALAZIONE CULTURALE · REDAZIONE
IlSipontino dedica un articolo al romanzo e al suo legame con il Gargano, riportando anche le parole dell’autore.
Leggi l’articolo su IlSipontino ↗PRESENTAZIONE GIORNALISTICA
Stato Quotidiano presenta il romanzo e il suo legame con l’Appennino, Imola e la Puglia.
Leggi l’articolo originale ↗29 personaggi, i loro volti e il loro ruolo.
Seleziona un ritratto per ingrandirlo.
I personaggi appartengono alla finzione narrativa. Tutti i ritratti sono immagini immaginarie generate con intelligenza artificiale; le descrizioni presentano i ruoli senza svelare il finale.
29 personaggi
Nessun personaggio trovato. Prova un altro nome o ruolo.
IngrandisciSi occupa di analisi ambientale territoriale a Porretta. È volontaria nei soccorsi e collega i problemi dell’acqua, del territorio e delle comunità alle grandi scelte sul futuro.
IngrandisciAll’inizio della storia ha 24 anni ed è all’ultimo anno di medicina a Bologna. Il primo soccorso e le missioni la mettono a contatto con persone e luoghi lontani.
IngrandisciResponsabile e mediatrice delle risorse idriche a Kijani. Mostra come le decisioni sull’acqua incidano sulla vita quotidiana e dà voce alla sua comunità.
IngrandisciLavoratore a Maranello e rappresentante dei lavoratori, è il padre di Livia. Suona la chitarra, ama il blues e il soul e dà voce alla canzone del romanzo.
IngrandisciFiglia di Andrea, segue il lavoro e la riconversione produttiva a Maranello. Porta nel confronto l’attenzione ai costi, ai contratti e alla manutenzione.
IngrandisciEsperto delle istituzioni federali a Bonn. Si confronta con le regole comuni, i limiti del potere e la responsabilità di chi prende le decisioni.
IngrandisciLavora ai progetti di cooperazione a Dakar. Mette in relazione le comunità e le istituzioni, cercando di avvicinare le scelte pubbliche ai bisogni delle persone.
IngrandisciIngegnere di Amman, si occupa di infrastrutture condivise e acqua. Chiede criteri concreti per tradurre le proposte di cooperazione in progetti realizzabili.
IngrandisciOsservatrice europea per la sicurezza a Bonn. Si occupa di riconversione militare e verifiche indipendenti, con attenzione alla protezione dei civili.
IngrandisciPresidente della Federazione Africana. Porta nel confronto tra le federazioni il tema dell’acqua e delle condizioni delle comunità africane.
IngrandisciPresidente della Federazione Asiatica. Interroga le proposte comuni e rivendica una cooperazione costruita insieme, senza imposizioni dall’esterno.
IngrandisciPresidente della Federazione Americana. Chiede responsabilità e verifiche: la fiducia tra istituzioni deve poggiare su impegni controllabili.
IngrandisciPresidente della Federazione Oceaniana. Richiama la perdita delle isole, l’innalzamento dei mari e le migrazioni legate ai cambiamenti ambientali.
IngrandisciPresidente della Federazione Europea. Partecipa al confronto sulla cooperazione tra federazioni e sulla gestione condivisa dell’acqua.
IngrandisciLavoratore agricolo dell’Africa occidentale, ha 52 anni. Valuta le proposte a partire dall’irregolarità dell’acqua e dalle esigenze concrete del lavoro nei campi.
IngrandisciOperaia di Maranello, ha 39 anni. Dopo anni nella produzione di componenti militari, vive la riconversione dell’Anello Blu pensando al salario e alla sicurezza del lavoro.
IngrandisciStudentessa bengalese di ingegneria idrica, ha 19 anni. Crede nei progetti sull’acqua, ma chiede una valutazione pubblica e indipendente delle decisioni.
IngrandisciEx lavoratore del settore bancario, ha 72 anni. Discute con il nipote i rischi delle nuove scelte economiche, portando l’esperienza di una lunga vita professionale.
IngrandisciGiovane oceaniana di 27 anni, ha perso la casa d’infanzia a causa del mare. Per lei considerare il rischio ambientale significa riconoscere un’esperienza vissuta.
IngrandisciNel 2511 ha 17 anni. Suona la chitarra, studia geografia e rappresenta una nuova generazione che si domanda cosa significhi essere libera di partire o restare.
IngrandisciMeccanico agricolo di 24 anni. Desidera conoscere l’America e New York: il suo progetto di vita non si esaurisce nella sicurezza del lavoro.
IngrandisciInfermiera di 27 anni, vuole andare a Bologna per una formazione specialistica. La sua scelta mette in luce il diritto di studiare e decidere il proprio percorso.
IngrandisciHa 20 anni e vuole dedicarsi alla musica. Domanda se una società possa offrire libertà anche a chi desidera un futuro diverso dai lavori disponibili nella propria comunità.
IngrandisciLavora in un centro agricolo, ha 32 anni ed è madre di due figli. Vuole restare vicino alla famiglia, ai campi e alla scuola dei bambini: anche restare è una scelta.
IngrandisciHa 17 anni e vive in una comunità agricola. Nel dialogo con Chiara esprime domande e incertezze sul futuro, senza avere ancora una strada definita.
IngrandisciHa 17 anni e si trasferisce con la madre a Granaglione. L’amicizia con Chiara accompagna la ricerca di una nuova casa e di un senso di appartenenza.
IngrandisciMadre di Mariama, accompagna la figlia nel trasferimento a Granaglione. Il suo ruolo lega la storia familiare al cammino verso una nuova comunità.
IngrandisciPresenza del mercato e della comunità dell’Appennino. Gli incontri e gli scambi quotidiani mostrano attraverso di lei il valore dei legami tra le persone.
IngrandisciVoce critica nel dibattito sulla Carta comune. Chiede limiti alla concentrazione del potere e alle misure di emergenza, dando spazio al dissenso.
Ogni concorso è un’occasione per condividere una storia, confrontarsi con nuovi lettori e continuare a crescere attraverso la scrittura.

PARTECIPAZIONE REGISTRATA · 2026
XXVII edizione · Sezione narrativa.
Opera proposta: Il giorno in cui caddero i confini, un racconto autonomo tratto da Il Mondo che non c’è, sui temi della pace, della solidarietà e di un futuro senza confini e disuguaglianze.
Partecipazione ufficialmente registrata l’11 ottobre 2026. Codice opera: N086.

PARTECIPAZIONE CONFERMATA · 2026
III edizione speciale.
Oltre i confini, un testo ispirato al percorso narrativo de Il Mondo che non c’è e alla nascita dell’idea di un futuro senza confini.
La redazione ha confermato la completezza dell’invio.
Gli esiti dei premi saranno aggiunti quando comunicati.
Due dialoghi con Girolamo Papagni sulle origini e sulle idee de Il Mondo che non c’è.

INTERVISTA 1 · 16 DOMANDE
Il futuro, l’utopia, l’esperienza personale e il ruolo dell’intelligenza artificiale.
Apri il PDF Scarica il PDFÈ un mondo impossibile o un mondo che potremmo ancora costruire?
Avrei potuto raccontare un mondo completamente diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia, con alieni, dischi volanti, UFO e guerre stellari. Ma quella sarebbe stata fantascienza. Io, invece, ho voluto immaginare un mondo quanto più possibile reale. Un mondo che oggi non c’è, certo, ma che non è impossibile. È un mondo che, se lo volessimo davvero, potremmo ancora costruire.
Nel libro c’è sicuramente molto della mia esperienza personale. Ci sono i luoghi in cui ho vissuto e che conosco, ma anche la mia esperienza nel mondo del lavoro e quella sindacale. Non ho voluto immaginare un futuro astratto: sono partito dalla realtà che conosco per chiedermi come potrebbe diventare questo stesso mondo tra quasi cinquecento anni.
Utopia? Sicuramente. Ma dire che gli esseri umani non cambieranno mai forse non è vero. Pensiamo a come vivevamo nel Medioevo e a come viviamo oggi. La società è cambiata, sono cambiati i diritti, il lavoro, la scienza e il nostro modo di vivere. Allora perché dovremmo credere che da qui al 2500 non possa cambiare ancora?
C’è questo rischio, ma non lo temo. Se qualcuno, leggendo il libro, potesse prendere spunto da qualche idea, certamente non mi dispiacerebbe. Credo che dobbiamo cercare di abolire le guerre, superare i confini e costruire un mondo più umano, più vicino alle persone e meno al denaro e alle cose. Certamente è un’utopia. Ma fa bene anche sognare, no?
Avrei potuto scrivere del passato, ma sarebbe stato troppo semplice. Del passato abbiamo tutti i riferimenti di una vita vissuta. È molto più difficile provare ad avere idee e proiettarle nel futuro. Mi sono fatto aiutare a stendere il racconto, ma le domande, le idee e la visione di quel mondo sono mie. E fra quasi cinquecento anni, vuoi davvero che qualcosa di quello che ho immaginato non esista?
Questo è un problema aperto. C’è chi dice sì, c’è chi dice no. Sulla questione generale lascio il punto interrogativo. Però le domande sono mie, le idee sono mie, le scelte sono mie. L’intelligenza artificiale mi ha aiutato a trasformarle in un racconto. Se mi chiedete se riconosco questo libro come mio, la risposta è sì.
Nel 2010 ho contribuito a scrivere Il libero lavoratore. All’epoca l’intelligenza artificiale, così come la utilizziamo oggi, non c’era. Avrei potuto scrivere anche questo romanzo senza IA: probabilmente avrei impiegato molto più tempo e mi sarei dovuto cimentare di più nella stesura. L’intelligenza artificiale mi ha aiutato. Non ha avuto le idee al posto mio.
Le domande nascono dal vissuto di ogni persona, e il vissuto è fatto anche dei luoghi nei quali siamo stati. Ma non credo di averlo fatto per lasciare qualcosa di me nel futuro. Forse ho cercato di lasciare qualcosa di diverso: non me stesso nel futuro, ma le mie domande sul futuro.
Quella della prefazione: il mondo del futuro sarà soltanto quello che ci capiterà di trovare, oppure qualcosa che possiamo cominciare a immaginare — e forse a costruire — già oggi? Se il lettore continuasse a farsi questa domanda, per me il romanzo avrebbe già raggiunto il suo scopo.
Chiederei: «Voi come vedete il futuro tra altri cinque secoli?». Perché credo che ogni generazione debba continuare a interrogarsi sul futuro. Nel 2500 comincerebbero le domande sul 3000.
Comincerei dalle disuguaglianze. Se stessimo tutti bene, o almeno se tutti avessimo la possibilità di vivere dignitosamente, probabilmente avremmo molta meno paura dell’immigrazione, delle quote, dei confini e dei barconi che arrivano.
La mia generazione è cresciuta anche con poco. Avevamo meno cose di quelle che abbiamo oggi e a volte abbiamo conosciuto gli stenti, ma questo non significa che fossimo meno felici. Forse non dobbiamo immaginare un futuro nel quale tutti abbiano sempre di più, ma un futuro nel quale nessuno abbia troppo poco.
Gli risponderei: «Neanch’io ci sarò». Ma il mondo che racconto serve ad aiutarci a immaginare un mondo diverso e forse a tornare a sognare, in un tempo in cui si sogna poco.
Perché il futuro non esiste senza un presente.
Sicuramente più ottimista, perché è stato quasi difficile uscire da quel sogno e tornare dal futuro al presente. Quel mondo aveva cominciato, in qualche modo, a sembrarmi possibile.
Vorrei che pensasse: «Cercavano di essere migliori, senza riuscirci». Ma almeno ci provavano.

INTERVISTA 2 · 16 DOMANDE
Pace, democrazia, lavoro, Europa e libertà: sedici domande sulle scelte del futuro.
Apri il PDF Scarica il PDFNon è detto che nel 2500 l’uomo sarà diventato migliore. Potrebbero esserci ancora le guerre. Ma se, dopo altri cinquecento anni, l’umanità facesse ancora la guerra per risolvere i propri conflitti, per me sarebbe una vera sconfitta dell’uomo. Il mio libro non dice che quel mondo ci sarà. Si domanda se siamo capaci di costruirlo.
Forse gli Stati non lo farebbero. Ma potrebbe farlo il popolo, se fosse stanco delle decisioni dei leader mondiali e avesse davvero gli strumenti per far sentire la propria voce. È qui che entra in gioco l’idea della rete civica. Se tutti i cittadini del mondo potessero esprimersi direttamente sulla guerra o sulla pace, siamo proprio sicuri che sceglierebbero la guerra?
Non direi che il popolo sia infallibile. Anche il popolo può sbagliare. Ma credo che una persona veramente libera di pensare, non condizionata dalla propaganda o dalla paura, davanti a una scelta reale tra guerra e pace sceglierebbe la pace. Prima delle ideologie siamo persone.
Se la tecnologia rimane sotto il controllo di pochi, il rischio esiste. Ma la tecnologia è uno strumento: dipende da chi la controlla e da come viene utilizzata. Nel mondo che immagino non dovrebbe essere la tecnologia a controllare i cittadini, ma i cittadini a controllare democraticamente gli strumenti tecnologici e chi li gestisce. La tecnologia dovrebbe servire la democrazia, non sostituirla.
Vorrei fare io una domanda: quale operaio viene pagato per la sua finanza e quale per il lavoro che svolge? Sì, nel libro c’è anche la mia esperienza di lavoratore e sindacalista. Ma non credo che riconoscere il valore del lavoro sia un’idea del passato. Anche nel 2500 dovremo chiederci se vogliamo un’economia al servizio delle persone o persone al servizio dell’economia.
Un tempo era soprattutto la politica a determinare le grandi scelte economiche e finanziarie. Oggi, molto spesso, sembra avvenire il contrario. Io non penso a un mondo senza economia o senza strumenti finanziari. Penso a un mondo nel quale tornino a essere strumenti al servizio della società e non siano loro a determinarne le scelte.
Pensiamo all’Europa. Tra Paesi che hanno scelto di stare insieme, secondo me, non dovrebbe prevalere sempre l’interesse economico del singolo Stato, ma un principio di solidarietà. Nel libro provo ad allargare questo principio oltre i confini europei: collaborare e scambiare ciò che serve senza pensare che qualcuno debba necessariamente guadagnare dalla difficoltà dell’altro.
Forse il problema è proprio che continuiamo a parlare di tanti Paesi che devono mettersi d’accordo. Se esistessero davvero gli Stati Uniti d’Europa, molte questioni diventerebbero problemi comuni. Ma allora mi chiedo: perché non ci siamo arrivati? E soprattutto: abbiamo mai chiesto veramente ai popoli europei se vogliono costruire un’Europa politica comune?
Sì. Io sono per il rispetto delle regole democratiche anche quando il risultato non coincide con le mie idee. Posso continuare a sostenere le mie convinzioni e cercare di convincere gli altri, ma non posso considerare democratica soltanto una decisione che piace a me. La democrazia vale soprattutto quando vince chi non la pensa come noi.
Perché ciò che nasce nelle grandi metropoli è inevitabilmente influenzato dai grandi poteri, dagli interessi e dall’ambiente stesso di quei luoghi. Io volevo partire dalla periferia. Porretta, per me, rappresenta una specie di periferia che non è periferia. Perché una grande idea dovrebbe nascere necessariamente a Roma, Bruxelles o New York? Può nascere anche a Porretta Terme.
Il potere dovrebbe appartenere alla gente libera, al popolo. I partiti possono continuare a essere una forma di aggregazione delle idee. Il problema nasce quando, invece di essere strumenti attraverso i quali ascoltare la società, diventano soprattutto strumenti per farsi ascoltare. La politica dovrebbe tornare ad ascoltare prima di parlare.
Siamo tutti influenzati da qualcuno o da qualcosa: famiglia, ambiente, politica, giornali, esperienze. Essere liberi non significa non avere influenze. La vera libertà comincia quando siamo capaci di ragionare anche diversamente dall’ambiente al quale apparteniamo. Essere liberi significa anche avere il coraggio di dire: «Su questo non sono d’accordo nemmeno con i miei».
I sentimenti non sono separati dal mondo nel quale viviamo. Come fai a innamorarti serenamente se sei in guerra? Come fai a provare affetto per il tuo vicino se ti hanno insegnato a considerarlo un nemico? Nel libro ci sono le grandi questioni, ma soprattutto le persone: incontri, amicizie, paure, affetti, musica, amori, partenze e ritorni. Le idee costituiscono il mondo nel quale vivono. Ma sono le persone a farne un romanzo.
Nel suo mondo esiste ancora il male? Credo che il male non sarà mai definitivamente sconfitto. Anche nel 2500 ci saranno problemi, conflitti ed egoismi. Ma questo non significa che dobbiamo arrenderci. Sta a noi cercare continuamente di migliorare le cose, quelle del presente e quelle che lasciamo al futuro. Forse il progresso consiste nel non smettere mai di contrastare il male.
Sarebbe bello poter incontrare nel futuro anche le persone che oggi non ci sono più. Mi piacerebbe conoscere il loro punto di vista sul tempo che hanno vissuto e sapere cosa penserebbero del mondo diventato così diverso dal loro. Ogni nuovo incontro può metterci in discussione, perché ognuno di noi è diverso dall’altro.
Lo lascerei esattamente così. Anzi, a maggior ragione. Se sapessi che quel mondo non si realizzerà, vorrei che il libro continuasse a esistere proprio per spronare le persone a ragionare sul perché non siamo riusciti a costruirlo. Un libro non deve necessariamente prevedere ciò che accadrà. Può anche aiutarci a domandarci che cosa vorremmo che accadesse.
Le letture consigliate riportate nel libro: la storia dei luoghi e le domande sul futuro.
Sono suggerimenti di lettura, non un elenco delle fonti utilizzate per scrivere il romanzo. Gli ISBN identificano le edizioni indicate nel libro; altre edizioni possono avere codici differenti.
Silvia Bettelli, Stefano Franceschelli e Girolamo Papagni

La Mandragora, 2010
Una lettura legata alle esperienze sindacali richiamate nell’epilogo.
ISBN 9788875862787
Massimo Montanari (a cura di)
La Mandragora, 2000
Per approfondire la storia della città.
ISBN 9788886123853
Enrico Mapelli (a cura di)
Giorgio Nada, 2022
Per la memoria sportiva dell’autodromo.
ISBN 9788879118743
Paolo Golinelli
Pacini, 2011
Un percorso nella storia della città.
ISBN 9788863152906
William Dozza e Massimo Misley
Giorgio Nada, edizione aggiornata 2012
Per la storia delle macchine agricole e dei marchi ricordati nel racconto.
ISBN 9788879115582
Edoardo Fassio
Vololibero, 2017
Per il legame fra Porretta e la cultura del soul.
ISBN 9788897637837
Andrea Brentani, Katia Brentani e Simona Guerra
Damster, 2015
Contesto per le tradizioni dolciarie del territorio.
ISBN 9788868102142
Katia Brentani
Damster, 2011
Insieme a Bologna la golosa è segnalato nel libro per il contesto delle tradizioni dolciarie: i due volumi non sono monografie sul Tortino Porretta.
ISBN 9788895412269
Ariela Caruso e Renzo Zagnoni (a cura di)
Gruppo di studi alta Valle del Reno, Società pistoiese di storia patria e Comitato dei mille anni, 1999
Un approfondimento sulla storia della comunità. ISBN non verificato per questa edizione; ricerca consigliata nei cataloghi bibliotecari.
Caterina Laganara (a cura di)
Claudio Grenzi, 2011
Per la città antica incontrata durante la missione nel Gargano.
ISBN 9788884314031
Raffaele Licinio (a cura di)
Edipuglia, 2008
Per la nascita e la storia medievale di Manfredonia.
ISBN 9788872285404
Marcello Mignozzi
Posa, 2019
Uno studio specialistico sul santuario di Monte Sant’Angelo.
ISBN 9788894441826
Stefano Campanella
Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, 2024
La vicenda di Guglielmo Sanguinetti e della nascita dell’ospedale.
ISBN 9788849902242
Touring Editore
Collana Routard Mondo, 2026
Una guida per conoscere il contesto geografico e culturale di Dakar.
ISBN 9788836585847
Jenny Walker e Paul Clammer
EDT / Lonely Planet, decima edizione italiana, 2022
Una guida che comprende Amman e il suo territorio.
ISBN 9788859280255
Questi libri sono proposti per affinità di temi con il romanzo.
Rutger Bregman
Feltrinelli, 2017
Per interrogarsi su proposte sociali che sembrano lontane dalle abitudini del presente.
ISBN 9788807173257
Colin Crouch
Laterza, collana Economica, 2005
Per riflettere sul rapporto fra partecipazione democratica e concentrazione del potere.
ISBN 9788842076728
Elinor Ostrom
Marsilio, 2006
Per approfondire le forme di gestione condivisa delle risorse.
ISBN 9788831790512
Amartya Sen
Mondadori, collana Oscar saggi, 2020
Per il rapporto fra economia, libertà e possibilità concrete delle persone.
ISBN 9788804732044
Zygmunt Bauman
Laterza, collana Economica, 2018
Per riflettere sulle paure e sulle responsabilità legate alle migrazioni.
ISBN 9788858132197
Francesco Guccini
Mondadori, collana Oscar bestsellers, 2013
Una lettura sul tempo, sugli oggetti quotidiani e sulla memoria dei luoghi.
ISBN 9788804626060
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